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sabato 23 novembre 2013

CONSIDERAZIONI sullo YOGA del SOGNO

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(Tratto dal Bollettino dell’ Ashram Vidyà di Ottobre 2010 )

“Il giovane Chan disse: «Maestro, questa notte Chan ha sognato di essere una farfalla. Ora Chan non sa se Chan ha sognato di essere una farfalla o se una farfalla ha sognato di essere Chan».


Introduzione
Lo yoga del sogno (milam), assieme allo yoga del calore interno (tummo), lo yoga del corpo illusorio (gyulu), lo yoga della chiara luce (osel), lo yoga dello stato intermedio (bardo) e lo yoga della separazione della coscienza dai veicoli (phowa), fa parte del Naro Chodrug (le "sei dottrine di Naropa"). Tali dottrine sono le più importanti tecniche e  discipline meditative della scuola Kagyupa, una delle quattro principali scuole del Buddhismo Tibetano(1). Esse coincidono parzialmente con le dottrine del Bardo Thotrol.

Lo yoga del sogno ha lo scopo di prepararci alla liberazione dal ciclo delle rinascite durante lo stato intermedio(2) (bardo) nel post-mortem utilizzando:

- lo sviluppo della lucidità(3) durante il sogno, per farci comprendere che le visioni del sogno sono proiezioni della nostra mente, non hanno realtà propria, e sono solo delle apparenze;

- la consapevolezza che lo stato in cui viviamo normalmente da svegli è simile allo stato di sogno.

I sogni, come tutte le esperienze del samsàra, sono dovuti alla metafisica 'avidyà-ignoranza’, cioè la non consapevolezza della nostra vera natura, a causa della quale abbiamo creato e creiamo in continuazione il nostro karma, che poi ci portiamo dietro sotto forma di "semi" (samskàra) e di "tendenze" (vasana) che ci vincolano, e che determinano i nostri comportamenti nel mondo del divenire.

Durante il sogno, i semi karmici si manifestano alla coscienza senza i legami della mente e noi sperimentiamo passivamente le loro proiezioni; durante la veglia, attraverso i sensi colorati dalle tendenze-vasana, sperimentiamo quell'immenso "sogno" isvarico che è il mondo. I nostri sogni, pur dipendendo sempre dalle tendenze karmiche, vengono considerati effetti samsarici quando hanno origine dalle vicissitudini e dai desideri dello stato di veglia; per esempio, un’esperienza che ha particolarmente "impressionato" la nostra psiche può facilmente riemergere durante il sogno. Quando invece i sogni sorgono e dipendono dalla capacità della nostra coscienza di rimanere nello stato di testimone, essi sono considerati sogni di consapevolezza.



Pratica
Per rimanere lucidi nello stato di sogno la dottrina tibetana propone due metodi:

a) il metodo tantrico(4), che ha principalmente lo scopo di prepararci a ottenere la liberazione durante gli stati di bardo;

b) il metodo dello Dzogchen(5) o della "luce naturale", che ha per scopo la liberazione utilizzando il periodo di tempo compreso tra il momento in cui ci addormentiamo e il momento in cui la mente riprende a funzionare; poi la lucidità nel sogno si manifesta come conseguenza della liberazione.

Si riporta sinteticamente l'insegnamento di Namkhai Norbu(6):

“Nello yoga del sogno ci sono due tecniche, una preliiminare e una fondamentale. Secondo la tecnica preliminare è necessario, prima di andare a letto, interiorizzarsi, cioè ritirarsi dalla identificazione con il fisico, le emozioni e i pensieri possibilmente usando la tecnica del pratyahara(7) per poi addormentarsi con l'intenzione di ottenere la lucidità nei sogni. A letto è consigliabile dormire sul fianco destro per rendere libera la narice sinistra. Con la pratica la posizione non ha più importanza.

Dopo la pratica preliminare, abbastanza interiorizzati, prima di addormentarsi visualizzare la lettera "A" bianca e luminosa al centro del corpo percependone anche il suono. Rimanere il più a lungo possibile concentrati su questa lettera cercando di averne un'immagine molto precisa. Poi aumentare lentamente l'interiorizzazione in modo da prendere sonno più facilmente. Nell'addormentarsi è fondamentale mantenere la presenza della "A" bianca; se ci si riesce, si dormirà mantenendo la piena consapevolezza. All'inizio si sperimenterà una certa tensione che si cercherà di allentare rilassandosi ma senza abbandonare l'immagine della "A" bianca fino a quando, completamente rilassati, si entra nel sonno. Probabilmente saranno necessari diversi tentativi ma se si riesce a prendere sonno nel modo appena descritto si entrerà nello stato di sogno riconoscendo facilmente che si sta sognando. Proseguendo con la tecnica, si sarà sempre più coscienti di stare sognando. Con la visualizzazione della "A" bianca prima di dormire si utilizza la mente per raggiungere uno stato che trascende la mente stessa. Al mattino, cercare di svegliarsi con la consapevolezza che ci si sta per svegliare; appena svegli, ricordare la lettera "A" bianca e risuonare il suono "AAAAA". La "A" bianca rappresenta sia l'unificazione del nostro stato di coscienza con quello di tutti i nostri Maestri, sia il fluire armonioso dell'energia nel nostro fisico.

Se malgrado vari tentativi non si riesce a diventare consapevoli di stare sognando, ci si può aiutare visualizzando una "A" rossa nel cakra della gola(8). Se dopo altri tentativi non si diventa consapevoli, si può visualizzare una sfera bianca sulla nostra fronte in corrispondenza del chakra ajna (il cosiddetto "terzo occhio"). Infine, se dopo questi tentativi non si riesce ancora ad essere consapevoli di sognare, si può pensare con continuazione che tutto quello che facciamo e che vediamo durante il giorno è solo un sogno.

Se ci si addormenta con la presenza della "A" bianca e ci si risveglia al mattino con la "A" ancora presente, potrebbe significare che si è rimasti in uno stato interiorizzato per tutta la notte. Quando i sogni diventano pura consapevolezza si è raggiunto lo scopo, e allora non servono altre tecniche.


Lucidità e consapevolezza nel sogno
Sognare significa vivere emozionalmente le visioni proiettate da noi stessi. Nel sogno, come nella veglia, siamo ancora in presenza della dualità soggetto-oggetto(9). Infatti l'io empirico di sogno, generato dalla mente, è il soggetto che fa esperienza dell' oggetto-sogno da lui stesso proiettato. Quando ci addormentiamo perdiamo la nostra identità, la coscienza si ritira dai sensi e la mente si distrae con immagini fino a dissolversi nel buio del sonno(10).

Poi, per poter sognare, la mente ritorna attiva, ricostituiamo sia il senso dell'io empirico con il quale ci identifichiamo, sia la relazione di dualità. Rimaniamo con il senso dell'io di sogno fino al successivo periodo di incoscienza, cioè di sonno, e così durante la notte alterniamo periodi di sonno a periodi di sogno.

Quando, con l'assidua pratica, riusciamo a ottenere la lucidità dei sogni, diventiamo anche consapevoli della loro illusorietà, e allora diventiamo capaci di trasformarli per creare i sogni che vogliamo; così non sono più i sogni a condizionarci, ma siamo noi a guidarli; questo processo lo applichiamo non solo alle forme, ma anche, e specialmente, alle sensazioni, e ciò ci sarà di grande aiuto nello stato di bardo. Se sogniamo qualcosa di spiacevole dobbiamo riuscire a trasformarlo nel suo contrario. Se sogniamo che ci aggredisce un demone irato, ci trasformiamo in un demone più grande di lui. Se siamo aggrediti da entità apparentemente reali, dobbiamo riuscire a trasformarle in enti luminosi. Le possibilità del sogno sono illimitate, possiamo cambiare ciò che vogliamo, ma cambiandolo in un qualcosa di positivo.

A questo punto, però, c'è il pericolo che si crei un certo attaccamento alla capacità di trasformare le immagini del sogno; attaccamento che, se vogliamo progredire, deve essere in ogni caso superato. Se durante il sogno non solo sappiamo di sognare ma abbiamo la consapevolezza che tutto è apparenza, stiamo penetrando nell'essenza della auto-consapevolezza.



Anche la vita da svegli è un sogno
Il progresso nello yoga del sogno dipende dal modo in cui utilizziamo la mente da svegli. Normalmente noi pensiamo che lo stato di veglia, con i suoi desideri e gli attaccamenti, sia più reale dello stato di sogno. La dottrina ci insegna invece che il mondo del divenire, dei fenomeni, che noi consideriamo reale, è non reale, simile al riflesso della luna nell' acqua. Il sogno nello stato di veglia e il sogno nello stato di sonno non sono molto diversi; se osserviamo la loro vera natura scopriamo che non esiste alcuna differenza fra loro. Ad esempio, i due stati sono entrambi vincolati da causa ed effetto, tempo e spazio, anche se nel sogno abbiamo una diversa sensazione del tempo, e quindi anche dello spazio. Dal punto di vista dell' Assoluto tutte le esperienze della vita sono un grande sogno.

Il sogno ci consegna alla veglia, che è essa stessa sogno. Nel sogno, infatti, come nella veglia, crediamo di essere desti, abbiamo il senso del tempo e dello spazio, sono presenti le forme-oggetti, la dualità io-non io, il sentire attrattivo-repulsivo. Nel sogno, come nella veglia, ogni cosa appare reale. Solo al risveglio tutto cambia e ciò che si era creduto vero si rivela per quello che è: un semplice sogno.

Anche gli oggetti dello stato di veglia, se riuscissimo a osservarli come facciamo con quelli onirici da un diverso e più compiuto sistema di coordinate, si rivelerebbero non reali, ma questo implica un Risveglio Coscienziale molto più profondo del comune risveglio dal sonno, il quale conserva intatto il senso dell'io. Questo Risveglio dissolve completamente l'io e con esso il non-io (dualità soggetto-oggetto), perché l'oggetto percepito (spettacolo) scompare con la scomparsa del soggetto percipiente (cioè, lo spettatore).

Riconoscere-realizzare la non-realtà del non-io si può quando si riconosce e si realizza la non-realtà dell'io. Fantasma questo, fantasma quello. Sogno questo, sogno quello. Ma tale riconoscimento-realizzazione è inversamente proporzionale al grado di identificazione col non-essere. Non è facile perciò "morire” all'individualità, riconoscersi di là dal corpo e dalla psiche, in quel vuoto di fisicità, passionalità e razionalità, né d'altronde sarebbe auspicabile, se non si è pronti per questo evento.

Un prematuro disgiungimento dall'io, che reale non è, ma col quale la coscienza si è identificata, senza aderire all'Essere che in realtà si è, può condurre allo smarrimento e innescare nell'individuo un processo patologico che può sfociare in una grave forma di dissociazione psichica. Per la coscienza, finché non ritrova il suo asse centrale (il vero Sé, o Natura-di-Buddha), l'io rappresenta un fondamentale sostegno senza il quale essa vacilla e può crollare. Il senso dell'io costituisce pertanto, nel tempo e nello spazio, un elemento valido e necessario mentre la coscienza va maturando; maturità che coincide appunto con la riconquista del centro e quindi con la disidentificazione dal sogno-illusione.

L'individuo rapporta tutto a se stesso in quanto ‘Io’, e all'io, infatti, egli costantemente guarda sia nell'agire che nel reagire. Con la scomparsa dell'io di riferimento, scompare di conseguenza ogni movimento di natura offensiva e difensiva, non essendoci più un ‘io’ che voglia offendere o che debba difendersi. È la condizione di chi ha riconquistato il Regno dei Cieli, di chi ha ritrovato cioè la Pace perduta.

Col Risveglio, il sogno cosmico tuttavia non scompare, come invece accade alla proiezione individuale notturna del sognatore, (il cosmo è un'Idea proiettata nello spazio e nel tempo dalla Mente-di-Buddha, la Mente del grande Architetto, il solo che può dissolvere la sua Opera), ma per il Risvegliato esso è già scomparso perché è scomparso dalla sua coscienza.



Risveglio è uscire dall'ignoranza. Risveglio è illuminazione.

Favoriamo quindi il Risveglio da entrambi i modi di sognare, maturando in noi la consapevolezza che siamo entrati in un sogno e, identificandoci a esso, abbiamo dimenticato chi siamo e creduto di essere l'individuo che non siamo. L'io (forma psicofisica) è sogno, nient'altro che sogno, e sogno è tutto ciò che appare come altro dall'io, ovvero come ‘non-io’.

Il nostro vero Essere non è che Coscienza, fuori dal tempo e dallo spazio, senza forma, né nome e né qualità, è solo un punto al Centro, Unità senza secondo.

«L'individuo entra e s'identifica col mondo dei nomi e delle forme, viene coinvolto dal moto-evento cosmico e travolto dalla dualità. Un giorno uscirà da questa identifica-zione con lo spettacolo cosmico e riprenderà la sua originaria condizione di Uno-senza-secondo»(11).



NOTE:

1) L'insegnamento di questa scuola ruota intorno al cosiddetto "Grande Sigillo" (Mahamudra) e alle "Sei dottrine di Nàropa" (Naro Chodrug). L'insegnamento venne impartito da Samantabhadra a Tilopa e questi lo trasmise a sua volta a Naropa. Il discepolo di quest'ultimo, Marpa, lo portò in Tibet all'inizio dell'undicesimo secolo.

2) Lo stato intermedio è lo stato fra la morte e la rinascita. Nel post-mortem i vari bardo indicano la durata temporale degli stadi del processo di morte, mentre i kàya rappresentano i relativi stati di coscienza.

3) Lucidità è la consapevolezza di stare sognando, ossia la capacità di mantenere la continuità di coscienza nella veglia, nel sogno e possibilmente anche nel sonno

4) I tantra sono insegnamenti basati sulla trasmutazione dell'energia (prana) dell' ente.

5) Dzogchen o "Grande Perfezione", è l’insegnamento basato sul principio che la realtà, di cui l'individuo è parte, è già completa in se stessa, non c'è niente da aggiungere e niente da togliere. La sua tecnica fondamentale consiste nell'arrivare a intuire che ogni istante della vita, da svegli, nel sogno o nel sonno, si svolge all'interno della pura Coscienza non duale.

6) Namkhai Norbu, ‘Lo yoga del sogno e la pratica della luce naturale’. Consultare anche Tenzin Wangyal Rimpoche, ‘Lo yoga tibetano del sogno e del sonno’. Ubaldini Editore, Roma.

7) Il pratyahara o astrazione è il quinto passo nel Rajayoga di Patanjali. Cfr. Raphael, La Via regale della Realizzazione II, 29 e segg. Edizioni Asram Vidya, Roma.

8) Il chakra della gola o visuddhacakra è il centro mentale e rappresenta la coscienza empirica. Per un approfondimento di questo importante centro energetico cfr. Raphael, La triplice Via del Fuoco cap I, sutra 68 e segg., e il testo già citato La Via regale della Realizzazione, cap. III.

9) Nella veglia, cioè nel piano grossolano (visva) per mezzo dei sensi, sperimentiamo la dualità oggettiva; nel sogno, nel piano sottile (taijasa) sperimentiamo la dualità soggettiva delle nostre proiezioni.

10) È lo stato di sonno profondo (prajna) in cui dimoriamo nella coscienza isvarica, senza esseme coscienti.

11) Raphael, La Triplice Via del Fuoco, II. VII. 4. Edizioni Asram Vidya, Roma.

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